Castel San Pietro Romano, sito a circa 40 Km ad est di Roma, raggiungibile comodamente con la S. S. Prenestina, offre agli appassionati di escursionismo 4 percorsi turistici attrezzati che si snodano su antiche strade comunali, recuperate all'uso, coniugando le bellezze del paesaggio con la "riscoperta" delle numerose testimonianze storico-monumentali presenti sul territorio, in uno stretto connubio tra Natura e Cultura.
I quattro itinerari, da percorrere a piedi, a cavallo o in bike, hanno inizio dal parcheggio accanto alla chiesetta di S. Maria, al bivio per Castel San Pietro Romano, al Km 4 della strada provinciale Palestrina Capranica Prenestina.
Aspetti storici
Il centro storico di Castel San Pietro Romano occupa esattamente il sito dell'arce dell'antica città di Praeneste, odierna Palestrina.
La città di Praeneste, sorta sulla mezzacosta del Monte Ginestro, a dominio della valle Latina, fu una importante città, soprattutto in epoca preromana (età orientalizzante), le cui mura poligonali formavano un esteso anello, che da valle saliva sino alla sommità del monte. Il santuario della città, dedicato alla Fortuna Primigenia concepito secondo una scala paesaggistico-territoriale, ispirato a modelli orientali, era il tempio più grande dell'occidente.
La città, per adempiere a tutte le sue articolate necessità sia comunitarie che religiose, doveva avere un complesso sistema di approvvigionamento e distribuzione delle acque, soprattutto connesse con la frequentazione del santuario di numerosissimi pellegrini. I numerosissimi resti archeologici di gigantesche ed ampie cisterne d'acqua e peschiere, terme, fontane, esedre e ninfei erano certamente alimentate da copiose e perenni sorgenti.
Le sorgenti, dove erano captate le acque per essere addotte con acquedotti alla città, sono situate all'interno di alcuni bacini idrici che sovrastano la città e risultano compresi all'interno del territorio comunale di Castel San Pietro Romano.
Tre sono le località dove sono ubicate sorgenti perenni, nelle quali sono state rinvenute testimonianze di antichi acquedotti che in ordine di importanza per la rilevanza dei manifatti rinvenuti, sono: la valle delle Cannucceta, la valle del Formale e la valle della Bulliga.
Questi importanti resti archeologici, uniti alla bellezza ed alla particolarità dei luoghi in cui sono immersi, costituiscono gli elementi emergenti dei "percorsi turistici"; ripristinando, ad un nuovo uso, le antiche strade comunali dismesse.
Aspetti naturalistico ambientali
Il territorio che attornia il centro storico di Castel San Pietro Romano appartiene al sottogruppo appenninico dei Monti Prenestini, nell'ultima propaggine che delimita parzialmente la valle del Sacco e l'agro Romano.
Lo straordinario "predominio" visivo su quest'ampia distesa pianeggiante ne accentua la bellezza paesaggistica. La zona montana conserva ancora alcuni ambienti particolarmente integri. Di eccezionale interesse vegetazionale è il bosco e la Valle delle Cannucceta, dichiarata con D.P.G.R. n° 2062 del 13.11.1995 "Monumento Naturale".
Qui sono presenti numerosi alberi plurisecolari di diverse specie tra i quali spicca la quercia detta di "Pierluigi". (La tradizione orale tramanda che il Palestrina, vissuto alla fine del XVII secolo, amasse ritirarsi a comporre le sue musiche all'ombra di questa pianta).
Di particolare interesse geologico-ambientale è l'ampia e profonda dolina di Fossa Lupara conosciuta localmente come il "vulcano" per la stretta verosomiglianza ala bocca di un cratere.
Il territorio ospita numerose aree di elevato interesse botanico, rappresentative delle principali comunità vegetali che caratterizzano il paesaggio vegetale collinare e submontano laziale. L'interesse di tali aree è inoltre incrementato dall'uso antropico del territorio, che si è protratto, in modo praticamente continuo, sin da epoche preistoriche. Nell'ambito del territorio è possibile individuare fasce bioclimatiche di tipo mediterraneo e submediterraneo, caratterizzate rispettivamente da foreste di quercie sempreverdi Leccio (Quercus ilex) e da foreste decidue (querce caducifoglie) in cui predomina al Roverella (Quercus pubescens), spesso frammiste a lembi di uliveto e frutteto; una fascia a vegetazione submontana di bosco misto di latifoglie decidue, con una accentuata prevalenza di castagno (Castanes sativa) di origine prevalentemente antropica. Alle medesime quote sono presenti interessanti accantonamenti, probabilmente relittuali, di antichi boschi di Leccio a carattere particolarmente "fresco"; a quote superiori, oltre a qualche rimboschimento a Pino nero (Pinus nigra) si estendono aree pascolate che, in seguito all'abbandono, sono progressivamente colonizzate da cespugli e frutici. Interessanti i cespuglieti a Ginepro (juniperus communis) in località "I Colli".
L'aerea in questione è caratterizzata da diversi biotopi che vanno da zone dove l'intervento dell'uomo è stato nel corso del tempo trascurabile ad altre che risentono fortemente di un continuo processo di antropizzazione.
Pertanto anche le specie animali presenti vanno annoverate da una parte quelle che prosperano in ambienti ancora intatti e dall'altra quelle su cui la presenza umana ha avuto effetti trascurabili o addirittura vantaggiosi. Tra i mammiferi selvatici possiamo trovare il cinghiale (Sus scrofa) in un discreto numero di esemplari, la volpe (Vulpes vulpes) rilevabile dalle numerose tracce e tra i Mustelidi il tasso (Meles meles), la Faina (Martes foina) e la donnola (mustela nivalis). Ben rappresentati i Roditori con specie boschive come il ghiro (Glis glis), lo scoiattolo (Sciurus vulgaris), l'istrice (Hystrix cristata) ed il moscardino (Moscardinus avellanarius), come pure la lepre (Lepu timidus) dell'ordine dei Lagomorfi. Tra gli insettivori vanno citati il riccio (Erinaceus europaeus) e la talpa (Talpa romana) abbastanza comuni nella zona. Tra gli uccelli stanziali o migratori è possibile osservare una grandissima quantità di specie di passeriformi come il pettirosso (Erithacus rubecola), lo scricciolo (Troglodytes troglodytes), la cinciallegra (Barus major), ecc., ai corvidi come la cornacchia grigia (Corvus corax) e la ghiandaia (Garrulus glandarius) o ai piciformi come il picchio verde (Picus viridis). Si possono incontrare alcune specie di rapaci come la poiana (Buteo buteo) o il gheppio (Falco tinnunculus) e strigiformi tra cui la comune civetta (Carine noctua), l'allocco (Astrix aluco), il Gufo comune (Asio otus) ed il barbagianni (Tyto alba). La fauna erpetologica riveste un ruolo di notevole interesse per la presenza di varie specie di ofidi tra cui la vipera comune (Vipera aspis) e diversi colubridi come il biacco (Coluber viridiflaflus), il saettone (Elaphe longissima), il colubro liscio (Coronella austriaca) e la biscia dal collare (Natrix natrix). Il rospo comune (Bufo bufo) e la rana salamandrina dagli occhiali (Salamandrina terdigitata) che vive nel fosso delle Cannuccete, rappresentano la classe degli Anfibi. Questi sono solo alcuni dei vertebrati che si possono osservare nell'area descritta ma un elevatissimo numero di specie di Insetti, Aracnidi, Miriapodi, Molluschi, ecc., contribuisce ad incrementare la ricca fauna locale.